Sedersi e godersi un caffè nel proprio locale preferito è una delle attività più ordinarie e diffuse compiute ogni giorno da milioni di persone. Il nostro Paese è da sempre appassionato di questi luoghi di socializzazione per bere caffè. Eppure in molti anzi moltissimo non conoscono la storia dei bar e la loro evoluzione.









È una storia antichissima quella del bar italiano. Ma vediamo insieme com'è cominciato tutto, partiamo dai Romani per arrivare ai bar moderni, divenuti perfetta fusione di mondanità e comfort.

Come si è arrivati al classico bar al quale oggigiorno tutti noi siamo abituati? Basta chiudere gli occhi e viaggiare nel tempo. Prima tappa? Europa, XVII secolo.








Vienna, i turchi assediano la città nel 1683 e importano nel vecchio continente quel modello di caffetteria araba già conosciuto in tutto il medio oriente. La storia dei bar inizia infatti fuori dall’Europa, intorno al 1500, in quei locali divenuti col tempo punti d’incontro per artisti e poeti, dove viene servito il caffè preparato appunto ‘alla turca’. Questa nuova moda inizia a diffondersi a partire dall'Austria. Con la presenza sempre più capillare sul territorio dei primi bar, si raffina anche la realizzazione di quella bevanda dal gusto esotico che tanto sembra piacere ai palati europei.






Potremmo definirlo un prototipo di bar quello che gli antichi Romani chiamavano “taberna” che all’interno di un caseggiato accoglieva i viandanti per rifocillarsi dopo il lavoro o un lungo viaggio. Qui si servivano vino e piatti caldi e freddi. Tracce di locali simili alla taberna sono riconducibili anche ai Greci e agli Etruschi ma affinché la bevanda da bar per eccellenza, il caffè, approdi in questi esercizi, bisogna aspettare i Turchi.




Già nel 1500 in Medio Oriente si consumavano in questi luoghi tè

e caffè, e davanti alle tazze fumanti si incontravano artisti e uomini d’affari. Un concetto di luogo aperto, dove vedersi lontano da casa, per consumare bevande pregiate e ridere, pensare e discutere, che fu importato a cavallo tra il 1600 ed il 1700. È in questi anni che fanno la loro comparsa a Vienna, in Austria, e a Venezia, in Italia, le prime caffetterie, divenute poi celebri anche a Padova, Firenze e Roma. 



Proprio nella capitale però, la storia dei bar trova un ostacolo, ovvero la Chiesa. A causa delle proprietà eccitanti del caffè, quest’ultimo viene considerato un’opera del diavolo e dunque messo al bando. Si racconta che fu Papa Clemente VIII ad abbattere il muro op


posto dalla religione nei confronti di tale bevanda. Dopo un assaggio clandestino, pare

ne sia rimasto piacevolmente sorpreso al punto da decidere di abolire il divieto precedentemente imposto. Nulla ferma così l’espansione del caffè: dopo l’Italia è il turno della Francia dove a Parigi il siciliano Procopio Coltelli inaugura il suo Cafè Procope.





Complessivamente, si conta che a cavallo tra l’800 e il ‘900 furono diverse migliaia i bar aperti in Europa. Così con il passare del tempo divengono dei salotti a tutti gli effetti, assumendo il ruolo di centri culturali specialmente per gli intellettuali e gli aristocratici, dove poter parlare di politica, letteratura oppure organizzare una rivoluzione.






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