Dalla macchinetta alla macchina da presa.

Vi siete mai chiesti quali sono le più famose apparizioni del caffè nel piccolo e grande schermo?

Non è raro infatti trovare la nostra bevanda preferita in quadri o in scene di film o telefilm: la tazza (o tazzina) di caffè si è aggiudicata un posto d’onore in scena in quanto simbolo delle routine, del piacere di gustare una tazza di caffè durante un momento di relax, di quotidianità tra amici o da soli.

In un modo o nell'altro il caffè fa parte delle nostre vite. È presente in pubblicità, discussioni, eventi a tema…e anche nei film. Infatti i titoli e le sequenze dedicate al nostro amato espresso sono molto numerosi. Che siano scene della più classica commedia italiana come Divorzio All'Italiana, Tutta Colpa Del Paradiso, I Soliti Ignoti, giusto per citarne alcuni, oppure scene del miglior cinema d’autore americano come Pulp Fiction e Le Iene di Tarantino, o Inception nella sua scena a più alta tensione, le sequenze raccontano il ruolo che il caffè assume nelle pause e nello scandire il tempo della vita di ognuno, tra le mani degli attori, sui banconi da bar o sui tavolini all'aperto che fanno da scenografia, tazzine di caffè che ciascuno di essi sorseggia, tiene tra le mani e degusta con le caratteristiche corrispondenti al proprio personaggio.

Eduardo De Filippo, dal suo balcone (Questi fantasmi, 1945) racconta in modo mirabile che la felicità si trova nelle piccole cose, anche nel sorso di un caffè realizzato alla perfezione.

Che sia un espresso ristretto, lungo, macchiato, corretto per gli audaci, questa bevanda dalle esotiche origini ma con vera dimora in Italia, accompagna il nostro quotidiano e ha fatto innamorare anche il grande schermo. Emblema della quotidianità per qualcuno, protagonista di dialoghi incisivi per qualcun altro, il caffè nei film ha avuto una lunga e brillante carriera, che continua ancora oggi.

Chi ama il cinema sa, e può facilmente ricordare, quante sono le scene girate da registi famosi nei loro film che hanno utilizzato il consumo di caffè come contesto per i dialoghi dei protagonisti: in ogni genere e stile. O semplicemente per creare atmosfere particolari.

Abbiamo scelto per voi le scene più interessanti dove il caffè diventa protagonista o magnifica spalla attoriale: siete pronti a gustarle fino all'ultima goccia?


Il caffè nei film: quando la tazzina è servita sul grande schermo.

“Colazione da Tiffany” (regia di Blake Edwards, 1961) vediamo un “coffee to go” nelle mani di Audrey Hepburn, intenta a osservare le vetrine della famosa gioielleria newyorkese, al caffè avvelenato in uno dei momenti di maggiore tensione di “Confessioni di una mente pericolosa” (regia di George Clooney, 2003), le tazzine di caffè sono state spesso sotto i riflettori, hollywoodiani ma anche nostrani, molti sono i momenti significativi che hanno segnato il rapporto tra cinema e caffè, all'italiana o all'americana.


Il caffè nei film italiani

La convivialità legata al caffè, insieme alla rituale bellezza della sua preparazione con la moka, ha stuzzicato la fantasia di molti registi italiani. Già dagli anni 50 è stato utilizzato il caffè dal nostro cinema, ed è impossibile non citare Totò e i suoi film: il caffè qui non solo una bevanda ma un elemento che racconta il background napoletano che accompagna i personaggi nelle loro abitudini e nei loro gesti. Una pellicola in bianco e nero
che in tanti conosceranno e ricorderanno, “La banda degli onesti” (regia di Camillo Mastrocinque, 1956), infatti, un caffè ordinato e consumato al bar diventa per Totò l’occasione di spiegare al signor Lo Turco come funziona il sistema capitalista. Nella sceneggiatura, le tazzine di caffè diventano l’esempio perfetto. Nei primi anni 60, il regista Pietro Germi utilizza il caffè in alcune scene del suo “Divorzio all'italiana” (1961) È il 1980 e il regista Nanni Loy dirige “Café Express”. Già dal titolo, si intuisce la presenza di questa bevanda nel film, che infatti ha come protagonista Nino Manfredi nei panni di un uomo che gira i treni, portando con sé un thermos di caffè, che vende abusivamente ai viaggiatori.


Nel 1991 il “lato oscuro” del caffè fa la sua comparsa in “Pensavo fosse amore… invece era un calesse” (regia di Massimo Troisi, 1991): la classica vicenda di un amore non corrisposto trova nella famosa bevanda un alleato tanto valido quanto letale. Così Troisi, protagonista del film, rischia di essere avvelenato con un caffè al veleno per topi, offerto dalla giovane sorella del suo più caro amico, innamorata di lui.


Tra i (pochi) film italiani a ricevere un Premio Oscar come Miglior film straniero, anche “Mediterraneo” (regia di Gabriele Salvatores, 1992) utilizza in una scena il pretesto narrativo del caffè. Diego Abatantuono, nei panni del sergente Lorusso, mostra ai suoi commilitoni come bere il caffè greco, dopo che un altro soldato si era lamentato di quanto la bevanda fosse diversa da quella italiana.




Una tazzina di caffè è in grado di cambiare il senso di una scena, di una sequenza, di un intero film. Quando registi e sceneggiatori sono bravi riescono in questa piccola magia. Riescono a racchiudere significati che quel semplice gesto, il sorseggiare un caffè, nella nostra vita di tutti i giorni, sembrerebbe non avere.

Possiamo essere sicuri che nei film a venire troveremo tante altre scene in cui il caffè sarà protagonista, perché una cosa è poco ma sicura: il legame tra la caffeina e la pellicola è di quelli che dureranno ancora a lungo.